A distanza di una decina di anni da quando l’esperienza del teatro è stata introdotta nelle nostre scuole, prima alla primaria e poi anche alla media, essa non ha mancato di mostrare tutte le sue potenzialità pedagogiche. Il teatro nella scuola ha dimostrato di favorire la dimensione relazionale, stimolando lo sviluppo di competenze e sensibilità socio-affettive personali e di gruppo, di promuovere la creatività, di dare la possibilità ai ragazzi di “mettere in gioco” le loro capacità attraverso la rielaborazione creativa del proprio vissuto e, non ultimo, di far vivere l’esperienza del divertimento, inteso sia come creazione di una situazione “giocosa”, sia come modo di-verso per guardare la realtà. Come sempre accade, nel momento in cui bambini o ragazzi arrivano davanti al pubblico con una lezione aperta, con una “passeggiata teatrale” all’aperto, con un’installazione o con una vera e propria rappresentazione, il pubblico probabilmente non si accorge di quanti saperi e processi sono confluiti nella preparazione dello spettacolo. La maggior parte di ciò che doveva accadere è già accaduto durante il laboratorio, nei giochi teatrali, negli approfondimenti e nella ricerca di significati.
Nel caso di “Otello” i ragazzi hanno letto la tragedia, l’hanno “smontata”, analizzata e riscritta, sotto la guida sapiente di Angelo, per poterla interpretare secondo le loro intenzioni comunicative, scegliendo di sdoppiare i personaggi, di mettere in evidenza alcuni aspetti particolari del loro essere o alcune loro azioni particolari. Il risultato è stato davvero suggestivo: se non hanno raccontato per intero la vicenda del moro di Venezia, i ragazzi sono però riusciti a raccontare i fatti salienti, a comunicare l’intensità dei sentimenti dei personaggi e a trasmettere nel pubblico presente, grazie alla magia del teatro, momenti di emozione molto forti.